Sembra quasi che la sua grandezza risplenda solo ora che ha raggiunto il mitico Nordahl. Segnare 225 gol in serie A è indubbiamente un’impresa, ma nel caso di Francesco Totti non è tutto. Anzi rivela la parte meno intigrante di un campione, che da vent’anni rappresenta il prototipo di un calcio moderno, universale.
In queste inevitabili celebrazioni si fa passare Totti per uno dei più famosi bomber che abbiamo avuto: Totti è molto di più, probabilmente è il più grande calciatore italiano del dopoguerra. Ha segnato più di tutti, dopo Piola, ma non è stato mai un attaccante puro, è la versione più completa e moderna del “numero dieci”. Ha timbrato 225 gol, ma molti di più ne ha fatti segnare ai compagni, nella Roma e in Nazionale. La sua grandezza , la sua unicità, è proprio in questo.
E’ un paradosso celebrarlo come bomber, Totti il meglio di sé lo ha dato negli anni giovanili, quando ha illuminato le sue squadre, giocando da trequartista. Disegnando geometrie fulminanti e precise, inventando assist con facilità irrisoria, mandando in gol anche muli e ciuchi. Quello è stato il Totti universale, il grande, grandissimo numero dieci. Il trequartista più geniale e completo che si sia mai visto. Poi è arrivato Spalletti e gli ha cambiato un po’ la vita, ma pur giocando da centravanti, Totti non ha mai fatto la prima punta. Ha creato assist e spazi per gli inserimenti di Perrotta o degli altri centrocampisti, ha tirato fuori dall’area i suoi ruvidi marcatori. E naturalmente, ha continuato a segnare.
Fare una hit parade del dopoguerra è sempre velleitario. Ogni campione va collocato e valutato nella sua epoca, perché il calcio sembra immutabile ma in realtà si evolve, cambia con i tempi. Però se proprio vogliamo stare al giochino, i nomi che vengono subito in mente sono sempre quelli. Gianni Rivera, il più grande per intelligenza, senso geometrico ed eleganza. Moderno, prima degli altri, precursore di un calcio più sofisticato. Poi viene subito in mente Robertino Baggio: il più talentuoso di tutti, anche il più ricco tecnicamente, capace di regalare sogni e momenti di estasi in tutti gli stadi. E ancora Gigi Riva, eroe aspro e coraggioso, potente, capace di esplodere una forza selvaggia. In questa galleria ideale non può mancare Alex Del Piero, artista delizioso, ricco di tecnica e di fantasia, ammirevole per la fedeltà alla maglia, alla sua squadra. Ma rispetto a questi fenomeni, Totti è stato qualcosa di più, è riuscito a riassumere in due piedi raffinati quanto potenti le qualità di quei campioni.
Talentuoso come Baggio ma anche molto fisico e tosto, intelligente come Rivera ma anche cannoniere implacabile come Riva, elegante e al tempo stesso ruvido quanto serve, finalizzatore e inesauribile ispiratore. E’ stato insomma Rivera+Riva, Mancini+Vialli, Baggio+Vieri, una somma virtuosa di talento e doti fisiche. Molti obiettano: però non ha vinto niente. Qualcosa in realtà l’ha vinta: un mondiale e uno scudetto, più qualche coppa Italia e titolucci nelle nazionali giovanili; ma, poi, che obiezione è questa? (...)
Altra obiezione: non è mai uscito dal raccordo anulare, non ha vinto il pallone d’oro. E’ vero, la sua ostinata fedeltà a Roma e alla Roma, gli ha tolto opportunità, ma è altrettanto vero che questa sua scelta discutibile alla fine gli ha dato ragione, lo ha arricchito, aiutandolo ad esprimersi al massimo, aggiungendo alle doti naturali , già straordinarie, un’ultima: la passione.
D’accordo, Nordahl ha segnato 225 gol in 291 partite, Totti in 525. La media del Pompiere è pazzesca, ma anche la longevità di Totti rappresenta un ulteriore merito. Nemmeno due fratture alle gambe gli hanno impedito di giocare per vent’anni su questi livelli, né sappiamo ancora quando smetterà. Lo ha potuto fare perché ad un fisico bestiale ha aggiunto una tecnica eccezionale e la passione, appunto, per la maglia. I grandi cannonieri, sfiorita la gioventù, perdono potenza e rapidità, si spengono quasi sempre presto.!
venerdì 8 marzo 2013
Totti è il più grande di tutti.!
Sembra quasi che la sua grandezza risplenda solo ora che ha raggiunto il mitico Nordahl. Segnare 225 gol in serie A è indubbiamente un’impresa, ma nel caso di Francesco Totti non è tutto. Anzi rivela la parte meno intigrante di un campione, che da vent’anni rappresenta il prototipo di un calcio moderno, universale.
In queste inevitabili celebrazioni si fa passare Totti per uno dei più famosi bomber che abbiamo avuto: Totti è molto di più, probabilmente è il più grande calciatore italiano del dopoguerra. Ha segnato più di tutti, dopo Piola, ma non è stato mai un attaccante puro, è la versione più completa e moderna del “numero dieci”. Ha timbrato 225 gol, ma molti di più ne ha fatti segnare ai compagni, nella Roma e in Nazionale. La sua grandezza , la sua unicità, è proprio in questo.
E’ un paradosso celebrarlo come bomber, Totti il meglio di sé lo ha dato negli anni giovanili, quando ha illuminato le sue squadre, giocando da trequartista. Disegnando geometrie fulminanti e precise, inventando assist con facilità irrisoria, mandando in gol anche muli e ciuchi. Quello è stato il Totti universale, il grande, grandissimo numero dieci. Il trequartista più geniale e completo che si sia mai visto. Poi è arrivato Spalletti e gli ha cambiato un po’ la vita, ma pur giocando da centravanti, Totti non ha mai fatto la prima punta. Ha creato assist e spazi per gli inserimenti di Perrotta o degli altri centrocampisti, ha tirato fuori dall’area i suoi ruvidi marcatori. E naturalmente, ha continuato a segnare.
Fare una hit parade del dopoguerra è sempre velleitario. Ogni campione va collocato e valutato nella sua epoca, perché il calcio sembra immutabile ma in realtà si evolve, cambia con i tempi. Però se proprio vogliamo stare al giochino, i nomi che vengono subito in mente sono sempre quelli. Gianni Rivera, il più grande per intelligenza, senso geometrico ed eleganza. Moderno, prima degli altri, precursore di un calcio più sofisticato. Poi viene subito in mente Robertino Baggio: il più talentuoso di tutti, anche il più ricco tecnicamente, capace di regalare sogni e momenti di estasi in tutti gli stadi. E ancora Gigi Riva, eroe aspro e coraggioso, potente, capace di esplodere una forza selvaggia. In questa galleria ideale non può mancare Alex Del Piero, artista delizioso, ricco di tecnica e di fantasia, ammirevole per la fedeltà alla maglia, alla sua squadra. Ma rispetto a questi fenomeni, Totti è stato qualcosa di più, è riuscito a riassumere in due piedi raffinati quanto potenti le qualità di quei campioni.
Talentuoso come Baggio ma anche molto fisico e tosto, intelligente come Rivera ma anche cannoniere implacabile come Riva, elegante e al tempo stesso ruvido quanto serve, finalizzatore e inesauribile ispiratore. E’ stato insomma Rivera+Riva, Mancini+Vialli, Baggio+Vieri, una somma virtuosa di talento e doti fisiche. Molti obiettano: però non ha vinto niente. Qualcosa in realtà l’ha vinta: un mondiale e uno scudetto, più qualche coppa Italia e titolucci nelle nazionali giovanili; ma, poi, che obiezione è questa? (...)
Altra obiezione: non è mai uscito dal raccordo anulare, non ha vinto il pallone d’oro. E’ vero, la sua ostinata fedeltà a Roma e alla Roma, gli ha tolto opportunità, ma è altrettanto vero che questa sua scelta discutibile alla fine gli ha dato ragione, lo ha arricchito, aiutandolo ad esprimersi al massimo, aggiungendo alle doti naturali , già straordinarie, un’ultima: la passione.
D’accordo, Nordahl ha segnato 225 gol in 291 partite, Totti in 525. La media del Pompiere è pazzesca, ma anche la longevità di Totti rappresenta un ulteriore merito. Nemmeno due fratture alle gambe gli hanno impedito di giocare per vent’anni su questi livelli, né sappiamo ancora quando smetterà. Lo ha potuto fare perché ad un fisico bestiale ha aggiunto una tecnica eccezionale e la passione, appunto, per la maglia. I grandi cannonieri, sfiorita la gioventù, perdono potenza e rapidità, si spengono quasi sempre presto.!
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